Recipienti da laboratorio contenenti acqua trasparente e una mano con guanto azzurro che tiene un piccolo matraccio.

Acqua demineralizzata, distillata e acqua deionizzata sono termini spesso confusi. Non indicano però tre prodotti sempre completamente diversi: descrivono soprattutto caratteristiche e metodi di produzione, che possono anche sovrapporsi. Per scegliere il tipo di acqua corretto bisogna considerare il contenuto di sali, gli altri contaminanti e l’utilizzo previsto.

A cosa serve l’acqua demineralizzata

Come spiegato nell’articolo sull’acqua demineralizzata, questa espressione indica un’acqua con un contenuto di minerali fortemente ridotto. Può essere ottenuta mediante resine a scambio ionico, osmosi inversa o combinazioni di trattamenti. Trova impiego in ambito domestico e industriale, ma ogni apparecchio richiede caratteristiche specifiche: per ferri da stiro, acquari e altri utilizzi bisogna verificare le istruzioni.

Cosa si intende per acqua distillata

L’acqua distillata si ottiene facendo evaporare l’acqua e condensando il vapore in un recipiente separato. Il processo di distillazione lascia nella parte iniziale gran parte dei sali e delle sostanze non volatili. Non si tratta di elettrolisi e non comporta la scomposizione dell’acqua in ossigeno e idrogeno.

Il risultato ha un contenuto di sali molto ridotto. Non è però corretto definirlo automaticamente sterile: qualità del processo, contaminanti residui e conservazione devono essere controllati in base all’uso previsto.

Per cosa viene usata l’acqua distillata

La bassa concentrazione di ioni riduce la conducibilità elettrica. L’acqua distillata viene impiegata in laboratori e apparecchi che richiedono acqua con pochi sali, secondo le specifiche del produttore. La sola denominazione non certifica che sia adatta a qualsiasi applicazione medica o farmaceutica.

Per colliri, soluzioni fisiologiche e preparazioni iniettabili servono prodotti con requisiti specifici di purezza, sterilità e produzione. L’acqua distillata acquistata per usi domestici non va utilizzata per preparazioni mediche fai da te e non contiene di per sé cloruro di sodio aggiunto.

Cos’è l’acqua deionizzata

L’acqua deionizzata è ottenuta riducendo gli ioni minerali disciolti tramite resine a scambio ionico. Gli ioni caricati positivamente, detti cationi, vengono scambiati con ioni idrogeno; quelli negativi, detti anioni, con ioni idrossido. Questi ultimi si combinano formando acqua: si riduce così il contenuto dei sali ionizzati. Il principio è descritto nel manuale tecnico Veolia sullo scambio ionico.

La deionizzazione è quindi anche un metodo di demineralizzazione. Da sola non garantisce l’eliminazione di batteri, virus o sostanze organiche prive di carica; per alcuni impieghi viene associata ad altri trattamenti. Anche la conducibilità misura soprattutto il contenuto ionico, non ogni possibile contaminante.

A cosa serve l’acqua deionizzata

L’acqua deionizzata è utilizzata in analisi di laboratorio, processi industriali e alcuni sistemi di raffreddamento progettati per impiegarla. Il contatto con materiali non compatibili può alterare la qualità dell’acqua o favorire fenomeni di corrosione: non va quindi usata indiscriminatamente su ogni metallo o superficie.

Le confezioni per uso tecnico non sono destinate a essere bevute. Per il consumo umano serve acqua prodotta e controllata a tale scopo: non basta che sia trasparente, distillata o povera di ioni. Leggere la destinazione d’uso e le specifiche del prodotto permette di evitare errori.